Ringraziamo Giorgio Jorio di Affabulazione. Per tanti motivi, ma anche per aver scritto e mandato le righe che di seguito pubblichiamo e che ci aiutano a tenere in ordine la memoria.
AFFABULAZIONE – 18 anni di Vita
Nel mese di ottobre ripartiranno le tante attività del Centro socio-culturale polivalente Affabulazione, diventato negli anni uno dei punti di riferimento più vitali ed interessanti del XIII Municipio. La storia di questo luogo d’incontro, cultura e socialità ha origini lontane, nel 1981, quando un gruppo di cittadini della zona, riuniti in assemblea, affrontò il problema del gravissimo degrado di quei locali, originariamente destinati ad attività sociali e d’aggregazione e che invece erano diventati una vera e propria discarica di rifiuti e un luogo di squallide attività malavitose. Da quella riunione nacque l’idea di proporre al Comune un progetto di Centro polivalente per attività di cultura e di socialità da affidare alla Circoscrizione. Idea condivisa da tutti e messa subito in pratica con una straordinaria partecipazione popolare a una occupazione propositiva.
Fu costituito un Comitato per il Centro Polivalente, cui parteciparono tanti, tantissimi cittadini: il luogo fu ripulito e risanato, fu programmato un cartellone di spettacoli e di attività culturali, furono realizzate una grande mostra collettiva d’arti visive, una lettura di testi e poesie di Pasolini e organizzati dibattiti e tavole rotonde sul valore trainante della cultura. Il sindaco di Roma Petroselli fece immediatamente sua l’idea, avviando con miracolosa rapidità le pratiche di affidamento al comune dei locali e le gare d’appalto per le dovute opere di ristrutturazione, che giunsero a termine nel 1987. Seguirono numerosissime inaugurazioni, stranamente coincidenti con i vari periodi elettorali. Poi il Centro rimase inutilizzato e desolatamente vuoto. Nel 1988 vi furono “parcheggiati” oltre diecimila volumi della biblioteca di via delle Antille, inscatolati e minacciati dall’umidità e dalle sempre più abbondanti infiltrazioni d’acqua piovana. Nel 1989 Cesare Morra denunciò l’abbandono dei locali e dei libri e propose di trasformare una parte del Centro in biblioteca: il Consiglio Circoscrizionale deliberò lo stanziamento straordinario di svariate decine di milioni per l’acquisto di scaffalature, scrivanie, computer e schedari che furono acquistati e … lasciati ancora imballati nel Centro. I libri seguitarono, nel disinteresse generale, a essere danneggiati dalle acque pluvie, mentre le attrezzature suscitarono l’immediato interesse dei soliti ignoti, che in una sola notte, sfondata la porta d’ingresso, se ne impadronirono con un trasloco eccezionalmente rapido e completo, lasciando i libri gettati a terra nelle acque e nei liquami. Atti vandalici e continui furti minori devastarono e spogliarono il Centro, in una progressiva azione di distruzione che le Istituzioni, più volte sollecitate, non seppero, non vollero, non poterono fermare. Petizioni, denunce, campagne di sensibilizzazione rimasero inascoltate fino a che, in un’assemblea cittadina, un altro gruppo di cittadini, tra i quali molti avevano partecipato all’azione del 1981, costituì un nuovo comitato con l’idea di salvare il centro dalla completa distruzione e di presidiarlo quotidianamente, avviando nel contempo una serie di attività culturali e di spettacolo.
Erano le ore 19 del 24 ottobre 1992, quando, senza la necessità di incorrere nel reato di effrazione – perché il luogo non aveva più difese – quel gruppo di volonterosi entrò nel centro per scrivere una delle pagine più belle della storia del nostro territorio.
“Era un ottobre che faceva già presagire un inverno non proprio benevolo – racconta uno dei protagonisti di allora, tuttora uno degli animatori del Centro – Appena entrati fummo subito colpiti dal fetore dei liquami e dell’acqua stagnante. Al lume delle torce elettriche, lo spettacolo, forse per l’oscurità, era ancora più desolante di quanto immaginato. Il primo impulso fu quello di fuggire via e abbandonare, prima di intraprenderla, un’impresa disperata. Ci riunimmo nell’atrio per decidere. Fu lanciata la proposta di provvedere soltanto a una difesa “esterna”, tramite il ripristino delle chiusure dei locali con catene e lucchetti, e di seguitare a promuovere una serie di manifestazioni per costringere le istituzioni a salvare la struttura e riportarla alla sua originaria destinazione. Gettando uno sguardo a terra vidi una bellissima edizione de “La divina commedia” di Dante, ancora non danneggiata dai liquami: proposi di fare un piano di lavoro per salvare almeno quei libri. La proposta fu accettata e fu l’inizio di un percorso faticoso ed esaltante verso la realizzazione di quello che Giancarlo Poscente su un giornale locale dell’epoca definì un sogno metropolitano.”
Da quel lontano novembre 1992 ad Affabulazione di eventi, spettacoli, corsi e laboratori ne sono passati tanti. “Ma il salto di qualità. – ci tiene a sottolineare Giorgio Jorio, uno dei fondatori del Centro, – avvenne nel 1993 con la “spericolata e temeraria” (vista la condizione precaria del Centro e l’assoluta mancanza di fondi) organizzazione della grande rassegna di teatro musica e danza “OSTIA è Teatro”. Per quella rassegna le ristrutturazioni dei locali subirono una spinta propulsiva straordinaria con la partecipazione di decine di volontari che, in tre mesi di lavoro frenetico, risanarono il centro dandogli l’assetto, l’abitabilità e le caratteristiche attuali. Un momento veramente da favola, che ha segnato la storia di Affabulazione.”
Il 24 ottobre di quest’anno Affabulazione si avvia al suo 18° anno di attività. Basta entrare nei locali del Centro tra le 17 e le 20 (ma molti corsi vanno sino alle 22,30) dei giorni feriali per rendersi conto della vitalità di questo luogo di cultura e di socialità. È tutto un alternarsi di corsi, allievi che entrano e che escono dai laboratori, cittadini che si rivolgono agli sportelli, operatori intenti al lavoro.
Non a caso il centro si chiama Affabulazione, un chiaro riferimento a Pier Paolo Pasolini (“Affabulazione” è il titolo di un suo testo teatrale) le cui opere d’arte e di vita e il cui impegno furono sempre mirati alla ricerca, nelle diversità che sono ricchezza e non motivo di divisione, di quel senso comune e fraterno che dovrebbe essere il fine ultimo dell’umanità.
Attuare un tale progetto, in questi tempi di individualismi esasperati e assenza di valori, non è cosa da poco.
Giorgio Jorio


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