La precarietà nuoce gravemente alla salute dei lavoratori della scuola

alessandra di rosa

I precari della scuola, in questi anni, hanno permesso al sistema pubblico dell’istruzione di funzionare. I lavoratori precari sono docenti e collaboratori formati che hanno mandato avanti la vita delle scuole, tenuto le lezioni, sostenuto i ragazzi nei delicati processi di crescita

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In un grande numero di casi, i precari della scuola non sono lavoratori impiegati per qualche breve supplenza. La maggior parte di loro ha lavorato in modo durevole, con contratti rinnovati di anno in anno, sui cosiddetti POSTI VACANTI: si tratta di cattedre vuote, prive cioè di personale titolare, ma pur sempre necessarie!
Il reclutamento di personale precario nella scuola non è dunque un fatto episodico, legato ad esigenze momentanee, ma un sistema strutturale di impiego del personale. Questo non solo è profondamente ingiusto verso i lavoratori precari, i quali pur prestando un servizio a tutti gli effetti necessario, sono privati di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma è anche estremamente dannoso per la scuola.
Un lavoratore che per via della propria precarietà è costretto a cambiare scuola ogni anno, potendosi recare solo nelle sedi in cui trova posto, non può garantire la continuità didattica agli alunni e ciò è fonte ogni anno di grande instabilità e confusione nelle scuole. Quanti bambini possono vantare di aver avuto per cinque anni le stesse insegnanti? Ebbene, sappiamo tutti che solo in pochi hanno avuto questa fortuna. Eppure non si dovrebbe trattare di una fortuna ma di una cosa NORMALE! Cos’è che impedisce allo Stato di assicurare agli alunni la continuità didattica indispensabile alla realizzazione del progetto educativo rivolto ai bambini?

La scelta dei vari governi di mantenere il personale della scuola nella precarietà non è certo dettata da principi pedagogici validi, bensì da logiche di calcolo e di spesa. Lo dimostra il licenziamento di massa dei precari della scuola da parte del governo Berlusconi, il quale ha potuto attuare uno scellerato piano di tagli estromettendo del personale cui, formalmente, non ha “semplicemente”  rinnovato il contratto.
Intanto lavoratori formati e preparati, che per anni hanno prestato il loro servizio nella scuola, oggi ne rimangono fuori e la nostra Istruzione è sempre più povera, priva di risorse umane, dequalificata, segnata dall’INSTABILITÀ e dalla PRECARIETÀ. Nelle nostre classi si stanno verificando le situazioni più abnormi e paradossali: insegnanti che cambiano continuamente, rotazione di tante figure diverse, suddivisione degli alunni nelle altre classi perché non si chiamano più i supplenti…Altro che maestro unico! Per tappare i buchi dei tagli effettuati dalla Legge Tremonti-Gelmini, le classi vengono coperte con sistemi patchwork di tante “ore-toppa” prestate da insegnanti diversi.
Se non reagiamo con determinazione, se cediamo sulla scuola, sull’educazione, sulla formazione dei nostri ragazzi, quello che consegneremo loro sarà un futuro esile, privo di una preparazione solida in grado di affrontare le complesse sfide della modernità. Senza una scuola di qualità costruiremo una società meno dinamica, meno attiva, meno partecipe, meno consapevole, meno critica. Una società meno democratica.

Alessandra Di Rosa

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