Sono state dette molte cose in questi giorni sulle elezioni politiche in Germania, tenute il 27 settembre 2009.
I commentatori italiani, tra politici e giornalisti, non si sono smentiti nel loro provincialismo e hanno “letto” le elezioni del più grande paese europeo solo in chiave nazionale. Nel senso che alla fine, a sentirli, almeno io, ho avuto la sensazione che il fine ultimo di quelle elezioni sia stato influenzare o addirittura determinare la situazione politica italiana.
Ma che c’entra?
Possiamo dire che non c’è da rallegrarsi della coalizione nero-gialla, del governo CDU/CSU di Angela Merkel con i liberali della FDP e nemmeno della perdita netta e amara della SPD.
Qui ci sono tutti i risultati con le percentuali.
Una cosa è certa: il partito Die Linke ha superato in tutti i Laender lo sbarramento del 5%, diventando così un partito nazionale con 76 deputate e deputati nel Bundestag, il parlamento tedesco.
Credo che questa sia la grande novità delle elezioni del 2009. Dimostra che sono davvero passati 20 anni dalla caduta del muro e che la Germania e i tedeschi hanno iniziato a scrivere una nuova storia.
Die Linke non è più il partito della ex Germania orientale, ma il partito che critica il sistema finanziario ed economico che governa il mondo e le sue crisi e, al tempo stesso, il partito che pragmaticamente propone soluzioni per uscirne.
Ultima nota: è un piacere notare che tra i 76 parlamentari de Die Linke, senza tanto clamore, le donne parlamentari sono la metà. Punto e basta.

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