I CIP aderiscono allo sciopero del 23 Ottobre contro le iniziative del ministro Gelmini e la politica scolastica del governo in materia di istruzione e precariato.
I Ministri Gelmini e Tremonti, attraverso tagli feroci ed indiscriminati, passeranno sicuramente alla storia per aver smantellato la scuola pubblica dalle fondamenta riducendo tempo scuola, classi, offerta formativa esclusivamente per mere operazioni di cassa. Con un governo incapace di far quadrare i conti dello Stato attraverso riforme strutturali di lungo respiro, la scuola pubblica è diventata il luogo dove prelevare risorse attraverso la decurtazione di mezzi e tagli, mettendo in atto così il paradosso di disinvestire e sottrarre il futuro alla nazione stessa. Nel merito i CIP si oppongono alla riforma delle scuole superiori che altro non è se non un ennesimo piano di tagli spacciato per riordino e razionalizzazione degli indirizzi. Una riforma che si presenta priva di qualsiasi attendibilità pedagogica e scientifica e che, com’è oramai tipico di questo governo, sopprime ciò che è buono e fecondo (come alcune valide sperimentazioni) per lasciare intatti indirizzi e curricula bisognosi di un’ efficace rivisitazione.
I CIP, in materia di precariato, ribadiscono la loro opposizione ai contratti di disponibilità che, come già ampiamente denunciato fin dall’inizio, si stanno rivelando un rimedio peggiore del male, una misura iniqua e penalizzante per l’intera categoria che, dopo anni di precariato, invece di raggiungere la stabilizzazione lavorativa, viene espulsa e lasciata a casa in cambio di un’indennità di disoccupazione che già gli spettava di diritto. Il Decreto 134/09, e la sua conversione in legge, si sta rivelando l’ennesima ghigliottina per il precariato, poiché elimina anche le residue speranze di ricorrere ai tribunali del lavoro per denunciare l’abuso di contratti a termine da parte della Pubblica Istruzione, abuso già rilevato e condannato dalla Corte di Giustizia europea.
Infine i CIP, nell’aderire a questo sciopero, non possono non prendere atto dell’ennesima divisione del fronte sindacale che continua a manifestare per le stesse ragioni in giorni e con modalità diverse. Riteniamo invece che mai come in questo momento l’opposizione al piano di dismissione della scuola pubblica ha bisogno di superare le divisioni strumentali e surrettizie per ritrovare unità d’intenti: la posta in gioco è il futuro della democrazia e della libertà nella scuola italiana.
Roma, 20 ottobre 2009 C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari
Associazione riconosciuta dal Miur con Nota Ministeriale prot. n. 31653 del 30/09/1998
CIP_Associazione Nazionale – via Achille Mauri, 28 – 00135 Roma – tel 06 30683053 – 339 8477138 – 3381996449 – 3293962516
Foto di Flavia Fasano
Foto di Flavia Fasano
Foto di Flavia Fasano
Foto di Flavia Fasano
Cara ministro,
che a Lei la -a, non la concedo. Come se dovesse ancora farne di strada per meritarsela. Che vuole! Sono precaria, ma pur sempre professoressa e quel piglio un po’ infame fa parte di me.
Come il dito pedagogico. Ci sono nata.
Quindi ministro Gelmini, a Lei, come tante altre prima e meglio di me, mi rivolgo.
Oggi, 3 ottobre 2009, a Roma c’è stato un corteo. Grande. Di precari e precarie della scuola.
Tutti e tutte arrabbiatissime con Lei, da ogni parte d’Italia. Non riporto le cifre, che intanto, come sappiamo entrambi, sono sempre sballate. Mi creda però, eravamo tante e tanti.
E in 20 anni e più di cortei, penso di poter dire la mia. Ho una certa esperienza.
Pensavo oggi pomeriggio: “Che strano, quand’ero studentessa ero io a scendere in piazza, ora lo fanno i professori e le professoresse”. Signore di mezza età. Con i pantaloni e le scarpe da ginnastica, per stare comode. Look da manifestazione. Con il cellulare acceso, che non si sa mai chiamano da casa ed è successo qualcosa. Tra uno slogan e l’altro – tengo a precisare che a gran voce sono state chieste le sue _dimissioni_ – portando lo striscione e facendo il servizio d’ordine, ho visto molte donne. La maggioranza.
Da Piazza Esedra, passando per Piazza del Popolo, abbassate sul Lungotevere (nel senso che le disciplinate forze dell’ordine ci hanno imposto di scendere al livello del Tevere e noi abbiamo obbedito) fino al Suo Ministero. Siamo tutte “servitori dello Stato” e non ce ne siamo dimenticate.
Luna piena, Roma bellissima, una lunga marcia nel cuore della capitale in una tiepida sera d’ottobre.
Lunga marcia che abbiamo fatto per difendere la scuola pubblica e il posto di lavoro che Lei, signora ministro, ha deciso di toglierci.
Mi chiedo: ma Lei sa cosa sta facendo? io credo di no. Le poche volte che ho avuto occasione di osservarla (ho buttato la televisione 4 anni fa) ho avuto la netta sensazione di vedere un essere telecomandato. Un personaggio vuoto al quale sono state impartite delle istruzioni che deve eseguire e che non è in grado di esprimere un pensiero, ma magari!, una frase scritta o detta “a parole tue” per usare un’espressione di noi professoresse.
E Lei vuol passare alla storia così? come la scemadiguerra telecomandata?
Non ci voglio credere. Ci pensi bene.
Siamo quasi coetanee, ministro. E Lei come me starà iniziando a percepire che la vita è davvero qualcosa che finisce. Finisce e, almeno nel registro a noi noto, dopo non c’è nulla.
Solo la memoria che altri e altre avranno di noi.
Signora ministro! dimostri al signorino Tremonti che non può fare il bello e cattivo tempo a casa Sua, con i Suoi e le Sue dipendenti.
Dimostri di avere un po’ d’amor proprio, una luce interiore tutta Sua, un barlume d’orgoglio e di dignità e mandi il signor Tremonti a cercare altrove i soldi che a Lui servono.
Lei sa che ho ragione. Lei sa che passerà alla storia come una bambolina che non ha capito nulla, né del mondo né di sé, che è ancor più triste.
Signora ministro si ribelli! Ci stupisca! Passi alla storia come colei che pretese da uno stato in fallimento l’unico investimento possibile: quello nel futuro delle prossime generazioni.
Signora ministro, ci pensi bene.
Cordiali saluti
Elena Doria
PS: Lo slogan migliore: VE LI BOCCIAMO TUTTI!!! (tono minaccioso). La frase migliore (detta da prof.ssa): STASERA NON SO DOVE DORMONO LE MIE FIGLIE
Rassegna stampa
Aprileonline
Rainews24.it
rassegna.it
l’Unità
la Repubblica
Pubblichiamo, condividendolo pienamente, un Comunicato della Rete dei precari della Scuola di Pisa
Per una ricomposizione del movimento dei precari della scuola
La Rete dei Precari della Scuola di Pisa ha esaminato la situazione che si è venuta a creare con la convocazione di due distinti cortei per la manifestazione nazionale di sabato 3 ottobre.
Tale divisione, dovuta al rinvio dell’iniziativa “per la libertà di informazione”, è senz’altro negativa. Riteniamo infatti che ci sia bisogno di un movimento dei precari della scuola che, sulla base di posizioni di radicale opposizione a tutte le politiche che hanno reso strutturale il precariato scolastico negli ultimi anni, punti a raggiungere la massima unità possibile. È per questo motivo che, a prescindere dalle differenti scelte che i vari comitati di precari faranno il 3 Ottobre, lavoreremo per una ricomposizione del movimento a partire dalle assemblee che si terranno dopo la manifestazione.
Nel merito dei differenti percorsi scelti per la manifestazione di sabato, siamo tra coloro che andranno direttamente verso la sede del Ministero della Pubblica Istruzione. Non condividiamo la scelta di andare in corteo a Piazza del Popolo, confluendo così in un’iniziativa che non è la nostra e di cui critichiamo le motivazioni per cui è stata rinviata, senza tenere in alcun conto il fatto che per quella data ci fosse già un altro appuntamento di mobilitazione.
Noi pensiamo invece che la manifestazione dei precari debba puntare a quella che è la nostra controparte: il Ministero che si è dimostrato completamente sordo alle istanze provenienti dal mondo della scuola.
Rete dei Precari della Scuola di Pisa
Dalla mailing-list dei CIP
Sabato 3 a Roma si svolgono praticamente in contemporanea diverse iniziative contro il precariato, mentre le divisioni tra sindacati, coordinamenti e comitati dei precari della scuola si fanno sempre più evidenti.
Due i cortei previsti, ma diverse e divergenti le motivazioni e le modalità di svolgimento. Una manifestazione parte infatti alle 14.30 da piazza della Repubblica e sfila per le strade della capitale fino a piazza del Popolo, dove dalle 15.30 la Federazione nazionale della stampa italiana ha organizzato la manifestazione per la libertà d’informazione. A questo primo corteo, indetto dai Comitati dei lavoratori precari della scuola, aderiscono la Flc-Cgil e la Gilda. Non partecipano Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals, che esprimono soddisfazione per le misure ‘salva-precari’ messe a punto dal Ministero dell’Istruzione anche sulla base delle loro richieste.
La seconda manifestazione parte invece da piazza dei Cinquecento alle 15, con destinazione Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. È promossa dai Cobas e vi partecipano Sdl Intercategoriale, RdB e diversi comitati locali dei precari.
In una nota i Cobas spiegano che “il tentativo di convogliare i precari nella manifestazione della Fnsi dimostra una fondamentale divergenza tra le forze in campo rispetto alla riapertura del conflitto in Italia, allo sviluppo di esso e dei movimenti di lotta per la giustizia sociale e gli interessi materiali dei salariati e dei settori popolari e giovanili. Non possono esserci connessioni di alcun tipo tra le due iniziative“.
Comunque anche il primo corteo, dopo aver fatto tappa in piazza del Popolo, prosegue per viale Trastevere. La destinazione finale è la stessa, ma le motivazioni sono molto diverse: altre polemiche in vista.
Il Coordinamento Precari Scuola conferma la manifestazione del 3 ottobre.
Il percorso e’ stato democraticamente deliberato dai Comitati locali e dalle associazioni che ne fanno parte che si sono espresse in data odierna.
Il percorso partirà alle ore 14.30 da Piazza della Repubblica (Roma) e passerà in Piazza del Popolo dove una delegazione di insegnanti precari sarà chiamata a parlare sul palco della manifestazione in difesa della libertà di stampa.
Il COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA RIPRENDERA’ IL CORTEO VERSO VIALE TRASTEVERE, DOVE CONCLUDERA’ LA MANIFESTAZIONE IN DIFESA DELLA SCUOLA.
Il Coordinamento Precari Scuola smentisce la notizia secondo la quale lo spostamento della manifestazione del 3 ottobre è stato concordato con il Coordinamento stesso. Precisa che ha appreso la notizia di tale spostamento soltanto dagli organi di stampa e, in riferimento al comunicato della FNSI (che afferma che lo spostamento al 3 ottobre è stato concordato con tutte le organizzazioni aderenti), il Coordinamento Precari Scuola precisa di non essere stato interpellato. Poiché la data scelta dalla FNSI coincide con quella della manifestazione già indetta dal precariato della scuola, il Coordinamento ha incontrato la FNSI per chiedere di individuare una soluzione che consentisse di evitare la sovrapposizione di due iniziative così importanti.
Tuttavia la FNSI ha deciso di mantenere la data del 3 ottobre rendendo così difficoltosa l’organizzazione e la riuscita di una iniziativa volta alla difesa del lavoro e di una scuola di qualità.
Malgrado ciò il Coordinamento sta cercando soluzioni in grado di consentire il buon esito di due mobilitazioni che investono aspetti fondamentali della società civile.
“Non si fa politica a scuola”. Quando facevo politica al liceo era una frase che sovente veniva pronunciata. In genere contro gli studenti di sinistra, quelli che – secondo questa discutibile vulgata – anziché studiare perdevano il loro tempo a fare casino e a disturbare le lezioni. Destinatari di simili ammonizioni potevano essere anche i professori (guarda caso anche essi di sinistra, mentre gli altri – quelli “istituzionali”, in genere democristiani – non si occupavano di queste cose…), accusati magari di sobillare e influenzare, con le loro pericolosissime idee bolsceviche e rivoluzionarie, le giovani ed innocenti menti dei liceali.
Chi era a pronunciare simili affermazioni? Assai vasta e composita la platea: dalla (risicata) maggioranza dei professori a tanti genitori fino ad arrivare persino a molti studenti, compresi quelli che – più ipocritamente e in maniera estremamente subdola – a loro volta facevano politica, magari con Comunione e Liberazione o con qualche altra sigla cattolica e reazionaria dell’epoca (mi riferisco alla seconda metà degli anni ottanta). Io ho sempre pensato – e non ho cambiato idea adesso che sono idealmente e potenzialmente dall’altra parte della barricata come genitore – che fare politica, avere delle idee, socializzarle, confrontarle con quelle di altri rappresenti un valore aggiunto per la formazione di un ragazzo. Vale per gli studenti, innanzitutto; ovviamente per quelli delle superiori e dell’università, anche se si arriva ad avere delle idee ed una propria sensibilità anche da più piccoli…E vale, con determinati limiti di opportunità, anche per i professori.
Ragionavo su questo aspetto, facendo leva sulla mia esperienza personale, allorchè mi sono imbattuto nelle dichiarazioni del Ministro Gelmini, all’apertura dell’anno scolastico. ”A scuola non si fa politica. Presidi e insegnanti che criticano la riforma si dimettano e si facciano eleggere”, questo l’imperativo categorico. E ancora una volta in me riaffioravano antichi ricordi, passate valutazioni. Oggi, come ieri, non c’è nulla di più politico e schierato che fare simili affermazioni. Il modello è ben chiaro, del resto. Si vuole tutto ordinato, lindo, perfetto. La prospettiva è conformista, quasi da encefalogramma piatto. Si dimentica che il conflitto e il dissenso rappresentano ”il sale della democrazia” (la frase è di Giovanni Berlinguer e a me è sempre piaciuta molto). Soprattutto, a me sembra che si preferisca educare il meno possibile al pensiero, al dubbio, alla critica le nuove generazioni. Molto più comodo e preferibile sintonizzare i nostri figli su qualche talk show.

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