12 gennaio 2010

Comunicato stampa degli ex lavoratori del Teatro del Lido di Ostia

@LaSinistra

Roma 12 gennaio 2009: Comunicato stampa degli ex lavoratori del Teatro del Lido di Ostia

Il Teatro del Lido rifinanziato resta inspiegabilmente chiuso e i lavoratori annunciano una mobilitazione per denunciare pubblicamente il caso.

Nonostante un finanziamento di 1.900.000 euro al Teatro di Roma per la gestione dei tre teatri di cintura (Tor Bella Monaca, Quarticciolo e il Lido di Ostia), il Teatro del Lido rimane chiuso e gli ex dipendenti a casa e senza più parole.

Quali parole ancora credibili possono spendersi dopo tante promesse e impegni, dopo una infinita serie di rassicurazioni e dichiarazioni pubbliche per spiegare l’assurda situazione che ci troviamo a vivere?

Un teatro pubblico finanziato con i soldi pubblici ma chiuso!
I suoi dipendenti a casa da 19 mesi!
I cittadini del municipio senza il loro teatro!
Gli artisti senza palcoscenico e le associazioni a spasso!

Di chi sono le responsabilità?

Il Comune, la Provincia e la Regione hanno erogato i finanziamenti necessari per la riapertura del Teatro del Lido. Il Teatro di Roma ha acquisito la struttura e si era impegnato per una sua immediata riapertura ma…. il Teatro rimane chiuso! Eppure sono questi enti che devono rispondere alla nostra domanda e perciò i lavoratori da oggi si mobilitano per portare la cittadinanza a conoscenza di questo stallo increscioso.

Vogliamo riaffermare il nostro diritto al lavoro

VOGLIAMO CHE IL TEATRO DEL LIDO RIAPRA E SUBITO

18 novembre 2009

“NO B day” del 5 dicembre: il PD fa la scelta sbagliata

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Il No Berlusconi day a Roma il 5 dicembre 2009 – Una nota di Giorgio Jorio

Il no al “NO B day” del 5 dicembre deciso dal neo segretario PD Bersani che dichiara oltretutto:…noi parteciperemo alle manifestazioni organizzate dal nostro partito…”, mi sembra un errore politico grave che tra l’altro ripete antichi errori del PCI e delle sue successive trasformazioni, ma anche di Rifondazione Comunista fino alla sua atomizzazione.

Mi ricorda l’errore del PCI che non seppe interpretare la forza propositiva dei movimenti degli anni settanta rifiutando appunto di partecipare alle loro iniziative. È questa un’antica forma di separatezza aristocratica della politica che vive tutt’oggi, mentre un partito d’opposizione e di sinistra dovrebbe partecipare e fondersi con i movimenti e, camminando insieme aprirsi al dialogo e all’ascolto per ricollegare la propria azione politica con la realtà e i bisogni del popolo.

Mentre Bersani prende le distanze, Di Pietro commette l’altro grave errore di annettersi la paternità di un’iniziativa che invece parte dalla rete.

I politici devono imparare che i movimenti non si ignorano né si annettono.
E’ tempo di aderire, partecipare, ascoltare per essere ascoltati.

11 novembre 2009

Gianluca Cavino: i valori della politica

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I valori della politica di Gianluca Cavino

Una riflessione sulla politica e sui valori che ancora rappresenta in Italia.

La confusione generata da scelte sbagliate ha prodotto la non identificazione dei valori che quello o quell’altro partito dovrebbe rappresentare e per i quali dovrebbero essere votati dai cittadini. Quale partito è di destra, quale di centro e quale di sinistra? Quali sono i valori per un partito di Sinistra e quali per un partito di destra oggi?

Chi si vuole impegnare politicamente cosa dovrebbe fare?

Ho cercato di fare un’analisi, in questi due video, non certo esauriente ma con l’obiettivo di fare rete e di condividere i propri pensieri e le proprie azioni.
E’ la rete ed internet che ci stanno salvando dal silenzio dell’informazione e dalle lobbies politiche, e sono proprio gli strumenti che ci offre internet che dovremmo usare maggiormente.

Gianluca Cavino

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2 novembre 2009

Pier Paolo Pasolini: Un profeta laico del nostro tempo

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Pier Paolo Pasolini: un profeta laico del nostro tempo, di Gianluca Cavino

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Catia Castagna e Galliano Mariani recitano l’Agamennone tradotto da Pier Paolo Pasolini, Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia, 1° novembre 2009

Bisogna dire subito senza preamboli reverenziali o falso bigottismo che Pier Paolo Pasolini è sempre stato e rimane ancora oggi un emarginato.

Una figura eclettica e per certi versi istrionica, un’anima geniale che ha offerto al mondo, buttando in pasto al popolo ignorante, la sua arte senza alcuna sovrastruttura o caricatura.

Si è offerto nudo di fronte alla realtà che lo circondava e ha cercato di analizzare non solo il contesto storico nel quale viveva ma anche e soprattutto gli scenari futuri.

Uomo dalla rara onestà intellettuale si è inimicato tutti i poteri forti del suo mondo, dai governanti, alla Chiesa e persino quel partito Comunista al quale aveva riposto le sue speranze non senza critiche.

Un emarginato perché voleva rompere l’ordine costituito, voleva dare libera espressione all’arte, voleva dare il suo contributo nella lettura di un Italia alle prese con l’industrializzazione e la forte ripresa economica del dopoguerra.

Un emarginato perché non parlava mai per conto di qualcuno o di qualcosa, allergico a qualsiasi forma di potere sfuggiva dall’ermeneutica moralistica di quel tempo trovando dimora prima di tutto nei versi, nella prosa e nella poesia.

In una intervista rilasciata a La Stampa il 12 Luglio del 1968 Pasolini afferma una delle sue convinzioni più chiare che palesa non solo la sua gioia di vivere ma anche la sua emarginazione sociale: “Io sto benissimo nel mondo, lo trovo meraviglioso, mi sento attrezzato alla vita, come un gatto. E’ la società borghese che non mi piace. E’ la degenerazione della vita nel mondo. Hitler è stato il tipico prodotto della piccola borghesia. Anche Stalin è un prodotto piccolo borghese”.

Pasolini è prima di tutto un poeta civile, un uomo di lettere che ha però ribaltato la concezione classica dell’intellettuale tutto cervello, egli concepiva il suo essere lettarato come occasione per mettere in gioco non solo la sua mente ma anche il suo corpo, i suoi sentimenti e perché no la sua stessa anima.

Nelle sue opere si intravede in modo consistente un suo essere romantico, era un cantore della morte e della distruzione, era la voce degli ultimi della storia, di quelle vite emarginate come lui alle quali non era concesso di godere della ripresa economica del paese.

Era il poeta civile della tragedia e possiamo dire con enorme convinzione che potrebbe essere accostato a Dante e Petrarca.

Era un uomo a cui piaceva dare scandalo e l’ironia della sorte ha voluto che lui stesso desse una definizione dello scandalo a poche ore dal suo omicidio. Rilasciando una dichiarazione al secondo canale della televisione francese il 31 Ottobre del 1975 disse: “Io penso che dare scandalo sia un diritto, essere scandalizzati un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato un moralista”. Fu la sua morte ad aver destato scandalo più di ogni altra sua azione in vita.

Pensare Pasolini al di fuori di una realtà localizzata è impensabile. Egli cerca i modi in cui l’essere nel mondo degli uomini e l’ambiente si uniscono in un paesaggio composito, determinando transazioni sociali, tradizioni e linguaggi. Ed è appunto in questi luoghi naturali e culturali che assume forma e spessore il classico binomio identità – differenza. E’ la vita stessa per Pasolini ad essere plurale, un groviglio di tradizioni, paesaggi, luoghi e cultura che si unificano sempre in modo unico e dove è difficile, se non impossibile, scorgerne la sintesi.

Per questo rifiutava ogni pensiero totalizzante e oligarchico, per questo aveva compreso che il mondo che lo circondava spendeva le sue energie a creare maschere che nascondessero la genuinità e la verità a vantaggio di interessi di classe. Ed il suo sforzo che lo ha portato all’emarginazione è stato proprio quello di far cadere le maschere, l’ipocrisia. Rimarrà nella storia dei tempi una sua celebre frase che ritroviamo in Bestemmia: “Sei così ipocrita che come l’ipocrisia ti avrà ucciso, sarai all’inferno e ti crederai in paradiso”.

Un emarginato, un corsaro e un essere contraddittorio come lui stesso si definisce, riconoscendo i suoi limiti. Un uomo scomodo che proprio per questo e la sua brillante e prolifica produzione culturale ha subito 33 processi senza riportare condanna alcuna.

In Vie Nuove del 1964 Pasolini dice: “Il mio pessimismo mi spinge a vedere un futuro nero, intollerabile a uno sguardo umanistico, dominato da un neo imperialismo dalle forme in realtà imprevedibili”. Dieci anni dopo in un intervista che gli fece Enzo Biagi Pasolini si dichiarò senza speranza, ed ecco allora che il poeta civile diventa profeta, ossia colui che si fa carico della realtà storica.

Un profeta perché è un lettore del presente e coglie lo spessore degli eventi rapportandolo al futuro, laico perché senza pregiudizi. Un profeta laico che ci fa affermare quanto ancora sia attuale il suo pensiero e quanto vergognosa sia ancora la sua emarginazione anche nelle scuole.

Pasolini amava spesso dire che la morte non è nel non comunicare ma nel non essere più compresi, con questa frase ci lascia un testamento laico e umanistico che dovrebbe spingere tutti all’apertura all’altro, alla curiosità delle differenze e alla comprensione del diverso. Una lezione di vita che il nostro mondo e la nostra società italiana non hanno ancora imparato.

Pier Paolo Pasolini: 2 novembre 1975 all’idroscalo.

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Anniversario dell’assassinio di Pier Paolo Pasolini, idroscalo di Ostia,
2 novembre 1975

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Galliano Mariani recita l’Agamennone tradotto da Pier Paolo Pasolini, Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia, 1° novembre 2009.

Da “Memorie del memoriale” di Giorgio Jorio

C’era il silenzio delle mattine dei giorni festivi in via dell’Idroscalo, ma ai margini delle baracche la terra parlava. Urlava anzi. Del massacro di gruppo, era il terreno a conservarne le tracce. Lo sterrato era un campo di battaglia. Orme di molte passi, un vero e proprio intrigo d’orme disordinate e i solchi profondi di ruote di più macchine in diverse direzioni, come se fossero state guidate da ciechi che non sapevano dove andare. Schiacciato sul terreno misto a sabbia e ancora bagnato dalla pioggia notturna, un corpo, un tormento di carne e sangue, dal volto sfigurato.

A scoprirlo fu Maria Teresa Lollobrigida, abitante dell’Idroscalo. Lo scoprì, alle sei e mezza del mattino, mentre andava verso la macchina del marito Alfredo per scaricare dei pacchi. Fu proprio lei a piantare il paletto e a deporre il barattolo con i fiori. Tra i primi ad accorrere sul luogo del massacro, i diffusori de l’Unità della vicina “Sezione Togliatti”. Preparavano il consueto lavoro dei giorni festivi per portare il giornale in quella che proprio Pasolini aveva chiamato «la periferia delle periferie»: le case Armellini intorno a ‘Piazza della vergogna’.

Un quartiere abitato dai baraccati dell’Idroscalo e dai moltissimi senza tetto venuti dalle decine di baraccopoli della città, richiamati dalla più grande azione diretta d’occupazione di case organizzata dai comunisti di Ostia Nuova. Tra gli attivisti della Sezione, impegnati nella diffusione, anche Giorgio Jorio, che soltanto pochi mesi prima, insieme a Roberto Zapelloni, Claudio Grottola, lo scultore Gizzi, e altri artisti, intellettuali e operai, aveva partecipato con il Poeta d’opposizione a una ricerca sociologica sul territorio per studiare, insieme, una risposta al degrado sociale e culturale di quel lembo di terra dimenticata dalle istituzioni.

Quando accorremmo sul posto, poco prima delle 7, la zona era stata già delimitata dal nastro di plastica dei carabinieri. L’area era insolitamente vasta. Oltre cento metri di raggio. Partiva da una sbilenca recinzione avanti alcune casupole di pescatori e si estendeva verso la via dell’Idroscalo oltre ogni apparente ragione. Mi è sembrato subito che si volesse tener lontana, molto lontana la gente che cominciava ad accorrere. Il corpo martoriato di Pier Paolo era lontanissimo e ancora scoperto. Grottola, che conosceva meglio i luoghi, ci guidò attraverso la fanga, gli sterpi e le piante della flora marina dietro le casupole, e poi verso la recinzione dove il corpo si poteva vedere da vicino. Uno spettacolo terribile. Mi si agghiacciò il cuore. Piansi. Intanto i compagni intorno a me cominciavano a discutere sull’accaduto e a esprimere dubbi sulla prima versione data dai giornali radio che descrivevano il delitto come un qualsiasi delitto a sfondo omosessuale, in cui un ragazzetto avrebbe ucciso Pasolini durante un diverbio sorto durante un incontro mercenario. Tutti noi conoscevamo Pier Paolo e avevamo avuto occasione di vedere quanta energia e quanta forza sapeva esprimere pur essendo di piccola corporatura. Sapevamo anche delle sua capacità d’atleta nel calcio e nel karate, di cui era cintura nera. Come poteva essere stato massacrato in quel modo da una sola persona, per di più appena diciassettenne? E poi le numerose tracce di passi e di ruote di almeno due tre auto attorno al suo corpo… Era evidente che eravamo di fronte al delitto di un branco e già qualcuno avanzava l’ipotesi di un delitto commissionato dall’alto.

6 ottobre 2009

3 ottobre 2009 Ministero della Pubblica Istruzione: la lezione di una precaria

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La lezione di un’insegnate precaria davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, 3 ottobre 2009. FNSI impara a fare informazione dalla parte migliore di questo paese – II puntata

1 ottobre 2009

Scuola: il precariato divide sindacati e movimenti

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Dalla mailing-list dei CIP

Il precariato divide sindacati e movimenti
 

Sabato 3 a Roma si svolgono praticamente in contemporanea diverse iniziative contro il precariato, mentre le divisioni tra sindacati, coordinamenti e comitati dei precari della scuola si fanno sempre più evidenti.

Due i cortei previsti, ma diverse e divergenti le motivazioni e le modalità di svolgimento. Una manifestazione parte infatti alle 14.30 da piazza della Repubblica e sfila per le strade della capitale fino a piazza del Popolo, dove dalle 15.30 la Federazione nazionale della stampa italiana ha organizzato la manifestazione per la libertà d’informazione. A questo primo corteo, indetto dai Comitati dei lavoratori precari della scuola, aderiscono la Flc-Cgil e la Gilda. Non partecipano Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals, che esprimono soddisfazione per le misure ‘salva-precari’ messe a punto dal Ministero dell’Istruzione anche sulla base delle loro richieste.

La seconda manifestazione parte invece da piazza dei Cinquecento alle 15, con destinazione Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. È promossa dai Cobas e vi partecipano Sdl Intercategoriale, RdB e diversi comitati locali dei precari.

In una nota i Cobas spiegano che “il tentativo di convogliare i precari nella manifestazione della Fnsi dimostra una fondamentale divergenza tra le forze in campo rispetto alla riapertura del conflitto in Italia, allo sviluppo di esso e dei movimenti di lotta per la giustizia sociale e gli interessi materiali dei salariati e dei settori popolari e giovanili. Non possono esserci connessioni di alcun tipo tra le due iniziative“.

Comunque anche il primo corteo, dopo aver fatto tappa in piazza del Popolo, prosegue per viale Trastevere. La destinazione finale è la stessa, ma le motivazioni sono molto diverse: altre polemiche in vista.

L’attualità politica di Walter Benjamin – seminario

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Ringraziamo Paolo Ferrero per aver messo a disposizione della rete la registrazione audio del seminario su Walter Benjamin tenutosi il 30 settembre 2009 presso la Facoltà di Teologia Valdese a Roma, in via Pietro Cossa 40. Interventi e relazioni di Paolo Ferrero, Mario Tronti, Massimiliano Tomba e Paolo Virno.

Benjamin scrive le Tesi sul concetto di storia nell’attimo di un pericolo, «che minaccia tanto l’esistenza stessa della tradizione quanto i suoi destinatari». Il contesto storico è la vittoria del nazionalsocialismo e lo spaesamento delle classi operaie europee all’indomani del patto di non-aggressione firmato da Molotov e Ribbentrop nel 1939. Ma il pericolo al quale Benjamin fa riferimento è ancora più profondo, perché minaccia anche i morti, la loro memoria. Di esso, afferma Benjamin, è corresponsabile anche il conformismo della socialdemocrazia, che ha corrotto i lavoratori tedeschi persuadendoli ad accettare sacrifici in nome del progresso e dello sviluppo tecnico. Il gesto indicato da Benjamin nelle sue Tesi è quello di pensare ad un altro concetto di storia, alternativo rispetto all’idea del progresso e capace di farsi carico della memoria di tutti quelli che, in passato, hanno lottato per porre fine alla catastrofe capitalistica. Salvare la loro memoria non significa musealizzare il passato aggiungendo nuove giornate del ricordo, ma attivare la rammemorazione in quanto lotta per una storia diversa in nome delle generazioni vinte. L’attimo del pericolo che suscitò queste riflessioni benjaminiane è di nuovo l’attimo del presente. E lo sarà ancora, fintanto che lo stato di eccezione continua ad essere la regola. Il pericolo è nuovamente la liquidazione del passato delle lotte degli oppressi in un presente astorico.



C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta“.W. Benjamin, Angelus novus, Einaudi, 1962, pp. 76-77

30 settembre 2009

Elezioni politiche in Germania: Die Linke, La Sinistra, in parlamento

@LaSinistra

Sono state dette molte cose in questi giorni sulle elezioni politiche in Germania, tenute il 27 settembre 2009.
I commentatori italiani, tra politici e giornalisti, non si sono smentiti nel loro provincialismo e hanno “letto” le elezioni del più grande paese europeo solo in chiave nazionale. Nel senso che alla fine, a sentirli, almeno io, ho avuto la sensazione che il fine ultimo di quelle elezioni sia stato influenzare o addirittura determinare la situazione politica italiana.
Ma che c’entra?

Possiamo dire che non c’è da rallegrarsi della coalizione nero-gialla, del governo CDU/CSU di Angela Merkel con i liberali della FDP e nemmeno della perdita netta e amara della SPD.

Qui ci sono tutti i risultati con le percentuali.

Una cosa è certa: il partito Die Linke ha superato in tutti i Laender lo sbarramento del 5%, diventando così un partito nazionale con 76 deputate e deputati nel Bundestag, il parlamento tedesco.
Credo che questa sia la grande novità delle elezioni del 2009. Dimostra che sono davvero passati 20 anni dalla caduta del muro e che la Germania e i tedeschi hanno iniziato a scrivere una nuova storia.
Die Linke non è più il partito della ex Germania orientale, ma il partito che critica il sistema finanziario ed economico che governa il mondo e le sue crisi e, al tempo stesso, il partito che pragmaticamente propone soluzioni per uscirne.

Ultima nota: è un piacere notare che tra i 76 parlamentari de Die Linke, senza tanto clamore, le donne parlamentari sono la metà. Punto e basta.

26 settembre 2009

LA POLITICA DI BERLUSCONI 1994-2009. Convegno della Fondazione Bruno Kessler di Trento – 28 e 29 settembre 2009

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Diventa un caso nazionale il convegno organizzato dalla FBK su

LA POLITICA DI BERLUSCONI 1994-2009.

La parlamentare Michaela Biancofiore ha definito questo evento: “Un progetto davvero scellerato, la FBK si diverte a sputare sull’Italia. Su questo convegno, sul modo in cui vengono utilizzate le risorse pubbliche dalla fondazione Kessler sono pronta a fare un esposto alla Corte dei Conti. Un utilizzo che ci deve portare a riflettere una volta di più sul denaro pubblico che riceve la Provincia Autonoma di Trento: il conteggio delle entrate ci conferma che la Provincia non riceve il 90 per cento delle tasse ma addirittura il 137 per cento. Se i soldi vengono spesi per fare dell’antiberlusconismo militante è evidente che bisognerà ripensare tante cose”.
E ancora: “Questo ci dimostra quanto poco a cuore stia il nostro Paese a certi personaggi [...] Il modo in cui è stata organizzata questa due giorni sarà chiarito con un’interrogazione parlamentare”.
Il loschissimo personaggio in questione sarebbe Gian Enrico Rusconi, direttore del Centro per gli Studi Storici Italo-Germanici della FBK, sovversiva istituzione che dal 1973 si occupa di diffondere nuove correnti storiografiche tedesche (dalla Sozialgeschichte alla Begriffsgeschichte), con la chiara finalità di compredere l’ascesa dei regimi nazi-fascisti allo scopo di evitare che la più grande tragedia europea si ripeta nella storia. Insomma, dei criminali dichiarati.
Il senatore Giacomo Santini del Pdl rilascia altre dichiarazioni illuminate, per esempio: “Forse Rusconi crede che qui a Trento abbiano tutti la sveglia a collo e l’anello al naso come quelli che gli hanno affidato, a spese dei trentini, un istituto con cui trastullarsi in attività di così infimo livello e per giunta di una faziosità vergognosa anche per un attivista di partito [...] Sappia Rusconi che qui c’è gente che seppellisce lui e tutti i suoi compagni tedeschi in quanto ad esperienza politica internazionale. Ora io farò una raccolta di firme per chiedere alla Fondazione Bruno Kessler di obbligare i partner tedeschi dell’Institut für Zeitgeschichte di Monaco ad organizzare presso di loro un convegno su Angela Merkel e la sua vita privata”.
Non risulta che Angela Merkel abbia mai nominato ministri i suoi amanti, anzi non risulta che la Merkel abbia degli amanti, e se ne ha buon per lei: per lo meno ha la decenza di non ammorbare il popolo tedesco con i dettagli delle sue prestazioni.

L’Institut für Zeitgeschichte di Monaco è una fondazione pubblica sovvenzionata dallo stato tedesco per promuovere lo studio della storia politica contemporanea, con particolare riferimento alle dittatura Nazionalsocialista e le sue origini, la repubblica di Weimar e in periodo dell’occupazione alleata.
Il fatto che il Centro per gli Studi Storici Italo-Germanici e L’Institut für Zeitgeschichte in collaborazione si stiano occupando della politica di Berlusconi forse dovrebbe suggerire che qualche elemento di riflessione storica e politologica è oramai nell’aria.
D’altronde, in Inghilterra la Society for Italian Studies già da tempo si occupa dell’argomento nell’ambito degli studi di italianistica.

I toni fascisti usati in questo attacco a uno dei più prestigiosi centri di studio per la storia contemporanea, l’argomento utilizzato, cioè l’uso improprio di risorse pubbliche (un argomento che ha sempre molta presa sul popolo, specie se ridotto alla fame precisamente da questo governo), e il registro minaccioso di una deputata e un senatore della Republica, purtroppo richiamano un certo periodo della nostra storia che speravamo di avere relegato al passato. Esattamente a quel passato che grazie all’operato di centri di studio come la fondazione incriminata si tenta di comprendere come un fenomeno che non ha da ripetersi. Gli stipendi (quelli sì, soldi pubblici) di questi due rappresentanti del popolo italiano vengono loro elargiti perché agiscano nell’interesse del loro paese, indipendentemente dalla parte politica, e non del loro padrone, ormai aduso a sguinzagliare i suoi cani sbraitanti ogni qual volta privati cittadini rendono pubbliche le loro rimostranze ed opinioni verso questo governo che ormai è diventato una vergona per chiunque abbia veramente a cuore questo paese.
La domanda rimane in sospeso, e a questo punto urgerebbe una risposta: per quanto tempo ancora?

(Le dichiarazioni dei due esponenti del Pdl sono ricavate da un articolo a firma Gianpaolo Tessari pubblicato sul Trentino, venerdì 25 settembre 2009)



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