La situazione comune nelle scuole di ogni ordine e grado è la mancanza di fondi: i genitori si trovano sempre più costretti a sopperire con il contributo volontario alle gravi carenze del finanziamento pubblico.
Non ci sono nemmeno i soldi per pagare le supplenze, i progetti ed i corsi di recupero: siamo di fronte ad una sistematica lesione del diritto allo studio di tutti. Inoltre il nuovo ordinamento della scuola superiore prevede drastici tagli orari ed un riordinamento complessivo dei varî indirizzi di studio, questo oltre ai pesanti ridimensionamenti già operati alle elementari ed alle medie.
L’assetto della nuova scuola secondaria è caratterizzato in questo momento da una grande incertezza, che riguarda l’applicazione pratica della riforma stessa. Gli unici dati certi sono:
1 – la netta separazione dei programmi tra licei e scuole tecniche e professionali;
2 – la riduzione degli orari scolastici;
3 – l’appiattimento dell’offerta scolastica che segue dalla cancellazione delle sperimentazioni.
Per avviare un confronto democratico finora mancato invitiamo studenti, genitori e personale della scuola ad una
ASSEMBLEA PUBBLICA
il giorno 22 marzo 2010 alle ore 17.00
presso il Teatro del Lido
Via delle Sirene 22, Ostia
Docenti, genitori e lavoratori della scuola di:
I. C. Giovanni Paolo II; I. C. Marco Ulpio Traiano; C.D.. Via delle Quinqueremi; I. C. Leonori; I. C. Mozart; L. Class. Anco Marzio; I. C. Parini; Ist. Sup. Toscanelli; L. Sc. Labriola; L. Sc. Democrito; I. C. Fanell-Marinii; I. C. Tersilla Fenoglio
La scuola primaria italiana, quella che a detta dei risultati OCSE è tra le migliori nel mondo, ha funzionato, fino all’entrata in vigore della Legge Gelmini, con le cosiddette ore di COMPRESENZA. Cosa sono le compresenze? Le compresenze sono ore in cui due insegnanti lavorano insieme sulla stessa classe. In una settimana ogni classe dispone in tutto di 4 ore di compresenza. Cosa se ne fanno i bambini di queste 4 ore di compresenza? Non è uno spreco tenere per ben 4 ore settimanali due insegnanti sulla stessa classe, quando ce ne può stare una soltanto? Ecco dove bisogna tagliare, hanno concluso i ministri Gelmini e Tremonti. Ma il mondo della scuola, insegnanti e genitori, ha rigettato questa logica e ha lottato per difendere la scuola delle COMPRESENZE. Perché? Perché in quelle quattro ore settimanali, le insegnanti hanno il tempo e la possibilità concreta di fare molte cose, non semplicemente utili, ma proprio indispensabili al successo formativo di tutti gli alunni. Proprio grazie alle compresenze infatti si possono formare gruppi di lavoro per:
Recuperare nelle aree di debolezza disciplinari (italiano, matematica, inglese, etc.)
Rispiegare gli argomenti fondamentali agli alunni che sono stati assenti.
Attuare interventi di rinforzo linguistico per gli alunni stranieri o per coloro che sono in difficoltà.
Utilizzare i software informatici per approfondire, integrare, ricercare.
Fornire insegnamenti individualizzati, calibrati sulle esigenze cognitive del singolo alunno.
Attivare modalità di insegnamento diverse dalla lezione frontale, come i laboratori.
Sono soltanto gli esempi di utilizzo delle compresenze più conosciuti, ma l’elenco potrebbe ancora allungarsi. Quello che è importante è capire che le compresenze sono una RISORSA e non uno spreco. Attraverso le compresenze si dà a tutti la possibilità reale e concreta di usufruire di momenti di approfondimento e recupero. In una parola si dà a tutti la possibilità di RIUSCIRE, di avere successo nella formazione, perché la formazione è indispensabile per crescere, è alla base del pensiero critico, del ragionamento, della libera espressione.
In una scuola autenticamente democratica si ha a cuore il successo formativo di tutti, ed è esattamente questo che noi intendiamo per DIRITTO ALLO STUDIO! Il diritto allo studio non può essere banalmente inteso come accesso all’istruzione. Non basta elargire un’istruzione minima, come vuole la Legge Gelmini, dove chi va bene a scuola va bene e chi è in difficoltà viene lasciato solo. Molto spesso sono proprio i bambini svantaggiati (a livello economico, culturale, sociale) ad avere bisogno di maggiori interventi, perché non ricevono stimoli e strumenti sufficienti nell’ambiente di provenienza. È soprattutto a costoro che va riconosciuto il diritto al successo formativo attraverso gli interventi di recupero. Se a scuola non va bene il figlio di un benestante, papà paga le ripetizioni. Ma se le difficoltà ce le hanno i figli di coloro che faticano ad arrivare alla fine del mese? La scuola delle compresenze rifiuta la scuola di classe, quella in cui solo i più abbienti vanno bene e hanno successo. La scuola delle compresenze è la scuola di un’autentica democrazia: quella in cui tutte e tutti hanno la possibilità vera di crescere e formarsi.

I GIOVANI DEMOCRATICI DI OSTIA LEVANTE, in collaborazione con l’ associazione culturale ”LA ZAGARA”, vi invitano per venerdì 26 febbraio 2010, dalle ore 18, al quarto incontro de ”Il Venerdì della Legalità”.
Stavolta tratteremo del tema ”ECOMAFIE”, tema di grande sensibilità visto l’importanza che diamo allo sviluppo dell’ ambiente come rilancio della nostra economia e visione del futuro; ambiente che viene puntualmente stuprato dalle mafie per logiche di interesse per il loro portafoglio.
Alla serata parteciperanno:
FRANCESCO FERRANTE, Senatore Pd
ANTONIO PERGOLIZZI, coordinatore dell’ Osservatorio Nazionale Legalità ed Ambiente di Legambiente
Introduce la serata DANIELE ERRERA, coordinatore dei Giovani Democratici di Ostia Levante;
Modera ANDREA VOLPE, Gd Ostia Levante
Conclusa la serata vi offriremo un aperitivo coi prodotti di LIBERA TERRA, terminati i quali, per chi volesse, proietteremo il docu/film sulle ecomafie ”BIUTIFUL CAUNTRI”.
Vi aspettiamo per questo quarto ncontro de ” IL VENERDì DELLA LEGALITA’ ”
Per info: Daniele Errera: sito internet: www.gdostialevante.it . Tel circolo 0660656022. E-mail: gdostialevante@gmail.com. Facebook: Giovani Democratici Ostia Levante (gruppo ed account). Twitter/Flirk: Giovani Democratici Ostia Levante
Giunge al TERZO INCONTRO il percorso de ” IL VENERDI’ DELLA LEGALITA’ ”.
Dopo aver trattato della ‘ndrangheta il 15 gennaio e poi il 29 dei beni confiscati, come al solito dopo due venerdì, trattiamo di un altro tema legato alla lotta alle criminalità organizzate: presentando il libro ”FEDERALISMO CRIMINALE”, venerdì 12 febbraio, parleremo di MAFIA & POLITICA , sempre organizzato da noi GIOVANI DEMOCRATICI DI OSTIA LEVANTE, sempre dalle 18, sempre in via Ammiraglio del Bono 41/43, presso il nostro circolo.
Gli ospiti della serata saranno:
NELLO TROCCHIA, autore del libro
GIOVANNI DI MARTINO, responsabile nazionale dei ”Comuni sciolti per mafia” di AVVISO PUBBLICO e Sindaco del Comune di Niscemi (CL)
EDOARDO LEVANTINI, componente dell’ Osservatorio Legalità e Sicurezza della Regione Lazio
Introduce l’incontro DANIELE ERRERA, coordinatore dei Giovani Democratici di Ostia Levante.
Modera LORENZO CADEDDU, responsaile università dei Gd di Ostia Levante.
Vi aspettiamo, quindi, per questo terzo incontro de ” IL VENERDI’ DELLA LEGALITA’ ”
Per info: Daniele Errera, coord. Gd Ostia Levante. Tel: 0660656022, email: gdostialevante@gmail.com, facebook: Giovani Democratici Ostia Levante (account e gruppo), evento facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=324949858046&ref=mf#/event.php?eid=467634045450&ref=mf , Flirk e Twitter: Giovani Democratici Ostia Levante
I GIOVANI DEMOCRATICI di OSTIA LEVANTE, in collaborazione con l’associazione culturale “La Zagara - presidio del Lazio”, organizzano un evento intitolato
UNA NUOVA ECONOMIA NEI TERRITORI CONFISCATI ALLE MAFIE
Venerdì 29 gennaio, ore 18:00
Circolo dei GD di Ostia Levante
Via Ammiraglio del Bono 41/43
Troviamo che sia importante agire su questo punto, sopratutto dopo l’emendamento nella Finanziaria 2010, che prevede la VENDITA DEI BENI CONFISCATI.
Partecipano
Luigina Di Liegro (assessore alla Sicurezza dela Regione Lazio),
Davide Pati (resp. nazionale “Beni confiscati” di Libera)
Marcello Fagnani (direttore artistico della Casa del Jazz).
Introduce e modera Daniele Errera, coordinatore dei Giovani Democratici di Ostia Levante
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Per info: Tel: Daniele Errera 0660656022
E-mail: gdostialevante@gmail.com
Facebook: Giovani Democratici Ostia Levante (gruppo ed account)
Evento Fb: http://www.facebook.com/profile.php?ref=profile&id=1517118846#/event.php?eid=288012171345&ref=mf
Twitter e Flirk: Giovani Democratici di Ostia Levante
Il Teatro del Lido rifinanziato resta inspiegabilmente chiuso e i lavoratori annunciano una mobilitazione per denunciare pubblicamente il caso.
Nonostante un finanziamento di 1.900.000 euro al Teatro di Roma per la gestione dei tre teatri di cintura (Tor Bella Monaca, Quarticciolo e il Lido di Ostia), il Teatro del Lido rimane chiuso e gli ex dipendenti a casa e senza più parole.
Quali parole ancora credibili possono spendersi dopo tante promesse e impegni, dopo una infinita serie di rassicurazioni e dichiarazioni pubbliche per spiegare l’assurda situazione che ci troviamo a vivere?
Un teatro pubblico finanziato con i soldi pubblici ma chiuso!
I suoi dipendenti a casa da 19 mesi!
I cittadini del municipio senza il loro teatro!
Gli artisti senza palcoscenico e le associazioni a spasso!
Di chi sono le responsabilità?
Il Comune, la Provincia e la Regione hanno erogato i finanziamenti necessari per la riapertura del Teatro del Lido. Il Teatro di Roma ha acquisito la struttura e si era impegnato per una sua immediata riapertura ma…. il Teatro rimane chiuso! Eppure sono questi enti che devono rispondere alla nostra domanda e perciò i lavoratori da oggi si mobilitano per portare la cittadinanza a conoscenza di questo stallo increscioso.
Vogliamo riaffermare il nostro diritto al lavoro
VOGLIAMO CHE IL TEATRO DEL LIDO RIAPRA E SUBITO
Il no al “NO B day” del 5 dicembre deciso dal neo segretario PD Bersani che dichiara oltretutto:…noi parteciperemo alle manifestazioni organizzate dal nostro partito…”, mi sembra un errore politico grave che tra l’altro ripete antichi errori del PCI e delle sue successive trasformazioni, ma anche di Rifondazione Comunista fino alla sua atomizzazione.
Mi ricorda l’errore del PCI che non seppe interpretare la forza propositiva dei movimenti degli anni settanta rifiutando appunto di partecipare alle loro iniziative. È questa un’antica forma di separatezza aristocratica della politica che vive tutt’oggi, mentre un partito d’opposizione e di sinistra dovrebbe partecipare e fondersi con i movimenti e, camminando insieme aprirsi al dialogo e all’ascolto per ricollegare la propria azione politica con la realtà e i bisogni del popolo.
Mentre Bersani prende le distanze, Di Pietro commette l’altro grave errore di annettersi la paternità di un’iniziativa che invece parte dalla rete.
I politici devono imparare che i movimenti non si ignorano né si annettono.
E’ tempo di aderire, partecipare, ascoltare per essere ascoltati.
Una riflessione sulla politica e sui valori che ancora rappresenta in Italia.
La confusione generata da scelte sbagliate ha prodotto la non identificazione dei valori che quello o quell’altro partito dovrebbe rappresentare e per i quali dovrebbero essere votati dai cittadini. Quale partito è di destra, quale di centro e quale di sinistra? Quali sono i valori per un partito di Sinistra e quali per un partito di destra oggi?
Chi si vuole impegnare politicamente cosa dovrebbe fare?
Ho cercato di fare un’analisi, in questi due video, non certo esauriente ma con l’obiettivo di fare rete e di condividere i propri pensieri e le proprie azioni.
E’ la rete ed internet che ci stanno salvando dal silenzio dell’informazione e dalle lobbies politiche, e sono proprio gli strumenti che ci offre internet che dovremmo usare maggiormente.
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Catia Castagna e Galliano Mariani recitano l’Agamennone tradotto da Pier Paolo Pasolini, Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia, 1° novembre 2009
Bisogna dire subito senza preamboli reverenziali o falso bigottismo che Pier Paolo Pasolini è sempre stato e rimane ancora oggi un emarginato.
Una figura eclettica e per certi versi istrionica, un’anima geniale che ha offerto al mondo, buttando in pasto al popolo ignorante, la sua arte senza alcuna sovrastruttura o caricatura.
Si è offerto nudo di fronte alla realtà che lo circondava e ha cercato di analizzare non solo il contesto storico nel quale viveva ma anche e soprattutto gli scenari futuri.
Uomo dalla rara onestà intellettuale si è inimicato tutti i poteri forti del suo mondo, dai governanti, alla Chiesa e persino quel partito Comunista al quale aveva riposto le sue speranze non senza critiche.
Un emarginato perché voleva rompere l’ordine costituito, voleva dare libera espressione all’arte, voleva dare il suo contributo nella lettura di un Italia alle prese con l’industrializzazione e la forte ripresa economica del dopoguerra.
Un emarginato perché non parlava mai per conto di qualcuno o di qualcosa, allergico a qualsiasi forma di potere sfuggiva dall’ermeneutica moralistica di quel tempo trovando dimora prima di tutto nei versi, nella prosa e nella poesia.
In una intervista rilasciata a La Stampa il 12 Luglio del 1968 Pasolini afferma una delle sue convinzioni più chiare che palesa non solo la sua gioia di vivere ma anche la sua emarginazione sociale: “Io sto benissimo nel mondo, lo trovo meraviglioso, mi sento attrezzato alla vita, come un gatto. E’ la società borghese che non mi piace. E’ la degenerazione della vita nel mondo. Hitler è stato il tipico prodotto della piccola borghesia. Anche Stalin è un prodotto piccolo borghese”.
Pasolini è prima di tutto un poeta civile, un uomo di lettere che ha però ribaltato la concezione classica dell’intellettuale tutto cervello, egli concepiva il suo essere lettarato come occasione per mettere in gioco non solo la sua mente ma anche il suo corpo, i suoi sentimenti e perché no la sua stessa anima.
Nelle sue opere si intravede in modo consistente un suo essere romantico, era un cantore della morte e della distruzione, era la voce degli ultimi della storia, di quelle vite emarginate come lui alle quali non era concesso di godere della ripresa economica del paese.
Era il poeta civile della tragedia e possiamo dire con enorme convinzione che potrebbe essere accostato a Dante e Petrarca.
Era un uomo a cui piaceva dare scandalo e l’ironia della sorte ha voluto che lui stesso desse una definizione dello scandalo a poche ore dal suo omicidio. Rilasciando una dichiarazione al secondo canale della televisione francese il 31 Ottobre del 1975 disse: “Io penso che dare scandalo sia un diritto, essere scandalizzati un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato un moralista”. Fu la sua morte ad aver destato scandalo più di ogni altra sua azione in vita.
Pensare Pasolini al di fuori di una realtà localizzata è impensabile. Egli cerca i modi in cui l’essere nel mondo degli uomini e l’ambiente si uniscono in un paesaggio composito, determinando transazioni sociali, tradizioni e linguaggi. Ed è appunto in questi luoghi naturali e culturali che assume forma e spessore il classico binomio identità – differenza. E’ la vita stessa per Pasolini ad essere plurale, un groviglio di tradizioni, paesaggi, luoghi e cultura che si unificano sempre in modo unico e dove è difficile, se non impossibile, scorgerne la sintesi.
Per questo rifiutava ogni pensiero totalizzante e oligarchico, per questo aveva compreso che il mondo che lo circondava spendeva le sue energie a creare maschere che nascondessero la genuinità e la verità a vantaggio di interessi di classe. Ed il suo sforzo che lo ha portato all’emarginazione è stato proprio quello di far cadere le maschere, l’ipocrisia. Rimarrà nella storia dei tempi una sua celebre frase che ritroviamo in Bestemmia: “Sei così ipocrita che come l’ipocrisia ti avrà ucciso, sarai all’inferno e ti crederai in paradiso”.
Un emarginato, un corsaro e un essere contraddittorio come lui stesso si definisce, riconoscendo i suoi limiti. Un uomo scomodo che proprio per questo e la sua brillante e prolifica produzione culturale ha subito 33 processi senza riportare condanna alcuna.
In Vie Nuove del 1964 Pasolini dice: “Il mio pessimismo mi spinge a vedere un futuro nero, intollerabile a uno sguardo umanistico, dominato da un neo imperialismo dalle forme in realtà imprevedibili”. Dieci anni dopo in un intervista che gli fece Enzo Biagi Pasolini si dichiarò senza speranza, ed ecco allora che il poeta civile diventa profeta, ossia colui che si fa carico della realtà storica.
Un profeta perché è un lettore del presente e coglie lo spessore degli eventi rapportandolo al futuro, laico perché senza pregiudizi. Un profeta laico che ci fa affermare quanto ancora sia attuale il suo pensiero e quanto vergognosa sia ancora la sua emarginazione anche nelle scuole.
Pasolini amava spesso dire che la morte non è nel non comunicare ma nel non essere più compresi, con questa frase ci lascia un testamento laico e umanistico che dovrebbe spingere tutti all’apertura all’altro, alla curiosità delle differenze e alla comprensione del diverso. Una lezione di vita che il nostro mondo e la nostra società italiana non hanno ancora imparato.

Galliano Mariani recita l’Agamennone tradotto da Pier Paolo Pasolini, Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia, 1° novembre 2009.
Da “Memorie del memoriale” di Giorgio Jorio
C’era il silenzio delle mattine dei giorni festivi in via dell’Idroscalo, ma ai margini delle baracche la terra parlava. Urlava anzi. Del massacro di gruppo, era il terreno a conservarne le tracce. Lo sterrato era un campo di battaglia. Orme di molte passi, un vero e proprio intrigo d’orme disordinate e i solchi profondi di ruote di più macchine in diverse direzioni, come se fossero state guidate da ciechi che non sapevano dove andare. Schiacciato sul terreno misto a sabbia e ancora bagnato dalla pioggia notturna, un corpo, un tormento di carne e sangue, dal volto sfigurato.
A scoprirlo fu Maria Teresa Lollobrigida, abitante dell’Idroscalo. Lo scoprì, alle sei e mezza del mattino, mentre andava verso la macchina del marito Alfredo per scaricare dei pacchi. Fu proprio lei a piantare il paletto e a deporre il barattolo con i fiori. Tra i primi ad accorrere sul luogo del massacro, i diffusori de l’Unità della vicina “Sezione Togliatti”. Preparavano il consueto lavoro dei giorni festivi per portare il giornale in quella che proprio Pasolini aveva chiamato «la periferia delle periferie»: le case Armellini intorno a ‘Piazza della vergogna’.
Un quartiere abitato dai baraccati dell’Idroscalo e dai moltissimi senza tetto venuti dalle decine di baraccopoli della città, richiamati dalla più grande azione diretta d’occupazione di case organizzata dai comunisti di Ostia Nuova. Tra gli attivisti della Sezione, impegnati nella diffusione, anche Giorgio Jorio, che soltanto pochi mesi prima, insieme a Roberto Zapelloni, Claudio Grottola, lo scultore Gizzi, e altri artisti, intellettuali e operai, aveva partecipato con il Poeta d’opposizione a una ricerca sociologica sul territorio per studiare, insieme, una risposta al degrado sociale e culturale di quel lembo di terra dimenticata dalle istituzioni.
Quando accorremmo sul posto, poco prima delle 7, la zona era stata già delimitata dal nastro di plastica dei carabinieri. L’area era insolitamente vasta. Oltre cento metri di raggio. Partiva da una sbilenca recinzione avanti alcune casupole di pescatori e si estendeva verso la via dell’Idroscalo oltre ogni apparente ragione. Mi è sembrato subito che si volesse tener lontana, molto lontana la gente che cominciava ad accorrere. Il corpo martoriato di Pier Paolo era lontanissimo e ancora scoperto. Grottola, che conosceva meglio i luoghi, ci guidò attraverso la fanga, gli sterpi e le piante della flora marina dietro le casupole, e poi verso la recinzione dove il corpo si poteva vedere da vicino. Uno spettacolo terribile. Mi si agghiacciò il cuore. Piansi. Intanto i compagni intorno a me cominciavano a discutere sull’accaduto e a esprimere dubbi sulla prima versione data dai giornali radio che descrivevano il delitto come un qualsiasi delitto a sfondo omosessuale, in cui un ragazzetto avrebbe ucciso Pasolini durante un diverbio sorto durante un incontro mercenario. Tutti noi conoscevamo Pier Paolo e avevamo avuto occasione di vedere quanta energia e quanta forza sapeva esprimere pur essendo di piccola corporatura. Sapevamo anche delle sua capacità d’atleta nel calcio e nel karate, di cui era cintura nera. Come poteva essere stato massacrato in quel modo da una sola persona, per di più appena diciassettenne? E poi le numerose tracce di passi e di ruote di almeno due tre auto attorno al suo corpo… Era evidente che eravamo di fronte al delitto di un branco e già qualcuno avanzava l’ipotesi di un delitto commissionato dall’alto.

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